Platone, Filosofo Ateniese
(Atene, 428 a.C./427 a.C. – Atene, 348 a.C./347 a.C.)
“Il tempo è l’immagine mobile dell’eternità”
Dal 395 a.C. Platone scrive i primi dialoghi, nei quali affronta il problema culturale rappresentato dalla figura di Socrate e la funzione dei sofisti.
Nel 388 a.C., conosce il pitagorico Archita, governatore di Taranto, e si reca a Siracusa dove stringe amicizia col Dione, che ammira i programmi politici di Platone.
Nel 387 a.C. Platone fonda ad Atene un’ Accademia consacrata ad Apollo e alle Muse le cui radici scavano nella scienza nella dialettica: l’insegnamento si svolge attraverso dibattiti diretti da Platone o dagli allievi più anziani, e conferenze tenute da illustri personaggi di passaggio ad Atene.
Nel 364 a.C., Platone è a Siracusa, invitato da Dione che, con la morte di Dionigi il Vecchio e la successione al potere di suo nipote Dionigi il Giovane, conta di poter attuare le riforme impedite dal precedente tiranno. Platone rimane a Siracusa come consigliere di Dionigi e trasforma istituzionalmente lo Stato siracusano.
Nel 365 a.C. Siracusa è in guerra e Platone torna ad Atene dove scrive il “Parmenide”, “Il Teeteto” e “Il sofista”.
Nel 361 a.C. fa il suo ultimo viaggio in Sicilia; tornato ad Atene Platone scrive le ultime opere: “Il Timeo”, “Il Crizia”, “Il Politico”, “Il Filebo”, “Le Leggi”.
Muore nel 347 a.C.
Assieme al suo maestro Socrate e al suo allievo Aristotele ha posto le basi del pensiero filosofico occidentale.
Platone utilizza il dialogo perché lo ritiene l’unico strumento in grado di riportare l’argomento alla concretezza storica di un dibattito fra persone; il suo stile muta in base ai periodi che egli stesso attraversa: in quelli giovanili gli interventi sono brevi e briosi, negli ultimi sono lunghi. Il protagonista dei dialoghi è Socrate.
La sua filosofia detta” platonica” altro non è che una riflessione sulla politica, sul concetto di giustizia che diviene un processo di crescita dell’Uomo come membro appartenente alla polis.
Platone elabora inoltre la dottrina della reminiscenza, secondo cui l’apprendere è un ricordare (anàmnesis): quando il corpo muore l’anima trasmigra in un altro corpo. Come viene spiegato nel Fedro, dopo la morte le anime diventano simili a cocchi alati che procedono in schiere dietro ai carri degli dei, quando le anime si reincarnano nei corpi dimenticano la loro visione delle idee.
Per spiegare l’umano desiderio di conoscenza Platone ricorre al mito di Eros, dio greco dell’Amore e della forza. Secondo Platone il filosofo è mosso da una tensione verso la verità con lo stesso desiderio d’amore che attrae due esseri umani. Eros rappresenta l’ambiguità : la verità assoluta, da un lato e la sua costrizione a vagare nelle tenebre dell’ignoranza, dall’altro in un continuo contrapporsi di volontà. Il suo dualismo esasperato separa i due mondi della realtà sensibile e della realtà intellegibile, l’unità dalla molteplicità l’essere dal divenire, il divino dall’umano.






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