Matteo Setti: Una Voce, Un Uomo Che Vive Di Emozioni

Matteo Setti si definisce “una voce, un uomo che vive le sue emozioni sbagliando ed imparando”. Indimenticabile nei panni del poeta Gringoire nell’opera teatrale “Notre-Dame de Paris”, in cui ha incantato il pubblico con la sua interpretazione. Ha anche interpretato il brano “Non abbiate paura”, incentrato sulla figura di Papa Giovanni Paolo II, in occasione della sua beatificazione. La sua forte curiosità artistica lo ha portato ad esplorare territori musicali diversi, attraverso collaborazioni eterogenee e di grande importanza.

Chi è Matteo Setti?

Una voce, un uomo che vive le sue emozioni sbagliando ed imparando.

Da cosa nasce la tua passione per la musica?

Nasce dalla necessità di esprimere le sensazioni che l’orecchio e il corpo trasferiscono alla mente, oltre che da mio padre.

Cosa è per te il talento?

Inizialmente, un inconsapevole dono da condividere poi, assolutamente, con il mondo che ti circonda.

E qual è il tuo talento?

Dare voce al mio cuore, interpretando il mio “io” più vero.

Che voto ti daresti come artista? E come uomo?

Come artista buono, come uomo è ancora presto darsi un buon voto, per ora sufficiente.

Hai lavorato al fianco di grandi artisti internazionali e italiani. Chi ti ha colpito maggiormente? E perché?

Tra tutti il signor Pierre Cardin per la sua eleganza ed educazione, per il rispetto che ha per le persone, per la sua generosità. Un grande signore. Un’altra persona e grande artista è Luciano Pavarotti per la sua semplicità, per lo sguardo attento proveniente da due occhi che avevano visto tanto nella vita, ma che sono ancora curiosi.

Quali sono le tappe principali del tuo percorso professionale?

Ho conosciuto la musica molto presto, diciamo appena nato, perchè in casa mio padre cantava. Poi a vent’anni mi sono “innamorato” di Freddie Mercury e ho iniziato a cantare – o, meglio, a provare a cantare – le sue canzoni per sei anni, in casa e in macchina. Successivamente, sono arrivate le prime cover band, l’esperienza più importante per ogni artista, una tappa che non deve mancare e, dopo quasi dieci anni, il primo musical, “Rent” poi “Notre Dame de Paris” e altre esperienze teatrali, come “La bottega delle parole usate” . Oggi raccolgo tutto questo bagaglio di esperienza e comincio a spiegare cos’è diventato Matteo.

Ognuno di noi nella vita ha alti e bassi. Come sei riuscito a superare i tuoi momenti “no”? e chi ti è stato vicino?

Le tappe più dure della vita di tutti noi spesso si presentano improvvisamente e sono difficili da affrontare. Ci vuole coraggio, poche storie,  gambe in spalla e via. Quelli che ti aiutano sono coloro che hanno sbagliato prima di te e sanno come farsi un po’ meno male. Ma sta a te cercare di crescere e risolvere gli errori. Non sempre sono le persone vicine ad aiutarti,  a volte possono essere persone addirittura non ancora amiche, che dopo – probabilmente – lo resteranno per la vita.

Che consiglio daresti a chi desidera intraprendere un percorso come il tuo?

Tanta, tanta gavetta, non serve a nulla lanciarsi in un talent show e credere che sia una buona partenza senza provare prima il pub, la gelateria, le feste degli amici e così via. Oggi si punta immediatamente a fare il botto con la tv, ma non sempre funziona purtroppo o per fortuna direi; non si parte da zero in questa maniera, perché ci si fa molto male prima di tutto, magari senza nemmeno capire il perché.

Quali sono i valori su cui si basa la tua vita?

Avere regole di vita professionale ben precise. Una vita sana, fatta di sport e alimentazione attenta, per una mente lucida. Cercare di essere metodico sulla preparazione del mio strumento vocale, oltre che applicarmi per la sua crescita, differenziandone l’uso  per rendere la voce un corpo atletico. Ho imparato a cercare di non volere troppo subito, meglio curare le cose a piccoli passi, per fare un giorno il grande salto.

Sei legato sentimentalmente a qualcuno?

Si chiama  Margherita ed è in parte la mia salvezza, cioè quella persona che mi da stabilità e serenità. La rispetto e la stimo molto e oggi è parte molto importante anche del mio lavoro. Credo che sia una donna difficile da trovare e la tengo cara.

E quanto incidono le tue assenze lavorative, nei tuoi rapporti privati?

Ad oggi non hanno creato problemi, ci vuole intelligenza per gestire un rapporto a distanza e soprattutto credere l’uno nell’altra.

Qual è l’emozione che ti pervade quando sei sul palcoscenico?

È difficile spiegare cosa succeda quando mi trovo sul palco. Sono in uno stato molto particolare, sono io che do il meglio di me con il canto per divertire il mio pubblico, attento a come reagisce e cercando di rispondere alle sue esigenze. Provo anche a guardarmi esternamente per osservarmi, calibrando la performance. Ascolto il mio corpo, le fatiche, dando il mio massimo senza risparmio alcuno. Insomma, senza palco mi manca la dimensione per cui sono nato e dopo troppo tempo che non lo vivo, non sono veramente io, mi spengo e perdo interesse per tante cose.

Ci saluti con una citazione?

“Il bello deve ancora venire”,  si diceva sempre nel piccolo paese in cui sono nato.

Botta & Risposta

Una sera a cena con…. Pierre Cardin

Personaggio storico: Alessandro Magno

Tre ingredienti essenziali nella vita: Vita sana, soddisfazioni piccole ma durature, essere amati e amare

Per cosa vale la pena combattere? Per tutto quello che sei e per far sì che nessuno lo cambi

Cosa è per te la felicità? Saper distinguere le cose reali da ciò che è soltanto apparenza

Il più bel gesto che si possa ricevere: Essere ascoltati e capiti

Tre oggetti che porteresti con te su un’isola deserta: Uno spazzolino da denti, della corda e un coltello

Se potessi essere qualcun altro chi saresti? Vorrei essere più persone… Alessandro Magno, Seneca, un capo indiano d’America

La tua playlist: Queen, Eurythmics, Simply Red, Tina Turner, Mina, Sting, Fabrizio de Andrè

La collezione: Oggetti raccolti durante tournée e viaggi, ricordi di vita e di persone

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