Luca Klobas, Comico Dissacrante E Irriverente

Luca Klobas, è un artista versatile con una carriera ricca di partecipazioni in tv, in radio e teatro. Un professionista all’altezza di ogni situazione, un comico dissacrante e irriverente, che riesce a far ridere il pubblico, inserendo nei suoi spettacoli denunce sociali.  

Luca, quando e come è nata la tua comicità?

Come è accaduto per la maggior parte dei comici, sui banchi di scuola. Certo dal far ridere i compagni, a farlo diventare una professione, è come passare da giocare al dottore, a  ….medico? No gigolò!

Quale pensi sia il tuo talento?

Modestamente, molto Leopardiano…. INFINITO!

Radio o tv? E perché?

Mi è capitato di lavorare anche per entrambe in contemporanea: per esempio un TG  muto di Fede, coperto da una musica balcanica…un’esperienza che non ha prezzo! Di solito, radio di giorno e tv di notte. Una giusta musica può anche essere d’aiuto per trovare/provare un nuovo personaggio.

Per seguire la tua carriera, senti di aver trascurato qualcosa di importante?

Sicuramente la mia città, Venezia! Ma tra un po’ ho intenzione di ritornarci…

Come riesci a conciliare i tuoi numerosi impegni lavorativi con la tua vita privata?

Non è facile,  visto che spesso, si rimane fuori casa anche per lungo tempo, te ne accorgi quando tuo figlio ti si rivolge dicendo:

-          No, grazie buon uomo non ci serve nulla.

Credo che il tempo che si passi assieme ai propri figli non sia poco, è solamente distribuito in maniera diversa. Non credo che un operaio, che fa i turni in fabbrica, passi più tempo con i figli, ed è sicuramente più stanco di noi e anche giustamente più incazzato: per quanto un comico possa essere mal pagato, non lo sarà mai quanto un operaio…e poi non ha Marchionne tra i piedi e credimi non è poco.

Come vivi i momenti tra un lavoro e l’altro?

Il nostro rimane un lavoro talmente strano e anche privilegiato, per cui non sempre il confine tra pausa e lavoro è ben definito: reciti, leggi, provi, scrivi, viaggi, telefoni, fai pubbliche relazioni, interviste….ed è tutto lavoro!  A volte alcune di queste azioni, le fai contemporaneamente, poi magari mangi un boccone e pensi ad una scena… Per quello a volte sembriamo degli psicolabili. Naturalmente, tutto ciò è vero, ma visto attraverso la lente di un comico… diventa distorto.  Sicuramente passo il mio tempo libero in famiglia: chiedermi di uscire alla sera quando non lavoro, è come chiedere a un idraulico di aggiustarti il lavandino nel giorno di Natale. Però lo faccio: ti aggiusto il lavandino.

Quale è stato il tuo percorso professionale?

Premesso che nella vita ho fatto e so fare solo questo, ho cominciato con il teatro, per poi finire nel tunnel della comicità, senza però abbandonare la tragedia e non sto parlando della tragedia avvenuta in casa mia, quando ventenne dissi: “Mamma, Papà voglio fare l’attore!”.
Ho comunque dovuto studiare per diventare un attore. Una stupenda scuola di commedia dell’arte a Venezia “Scuola dell’Avogaria” ed un’altra bella e sconvolgente a Milano “Laboratorio dell’attore”, con il grande Maestro Raul Manso.

Chi è stata la prima persona che ha creduto in te, offrendoti l’opportunità di un lavoro?

Non è stata la prima anzi, ma tra le più importanti sì. Ero appena arrivato a Milano e non avevo nè il becco di un quattrino, nè conoscevo qualcuno; ma lui mi offrì di lavorare nel suo locale e, detto tra noi, non ero un granché!  Non conoscevo nè la comicità, nè avevo i tempi comici, venivo da un tipo di recitazione classica, ma lui capì che ce l’avrei fatta. Grazie ancora a Renzo Schiroli, una cara persona che purtroppo da qualche anno ci ha lasciato.

A cosa stai lavorando attualmente?

Ad uno spettacolo non comico, trattasi di teatro di narrazione. Assieme ad un collega Antonello Taurino e tre splendide donne nelle vesti di: Regista, Elisa Roson; Drammaturga, Federica Di Rosa; Iris Cafelli, Direzione Artistica; affronteremo la problematica degli i O.P.G. ovvero ospedali psichiatrici giudiziari; in parole povere: manicomi criminali.  La nostra, vuole essere una denuncia  su queste strutture che dovrebbero e a quanto pare dovranno, essere chiuse.  Esseri umani, legati e sedati come animali da macello, non perché criminali, ma perché psichicamente instabili, socialmente pericolosi, ma chi è socialmente pericoloso? Provate a darvi una risposta.

Cosa guardi in tv?

Spettacoli d’approfondimento giornalistico, come interesse personale e tutto il ciarpame che c’è per lavoro. Non guardo la comicità, non perché sia snob,  ma per la stessa ragione dell’idraulico che ti aggiusta il rubinetto a Natale.

Tre ingredienti essenziali nella vita:

Salute (si vede che sto invecchiando);

Intelligenza

Affetto

Com’è Luca Klobas nel privato?

Potessi non lo frequenterei: pesante, lunatico, casinista, disordinato, iracondo… mi fermo qui altrimenti mi metto a piangere, per cui anche frignone!

Che tipo di rapporto hai instaurato con i tuoi fans?

Non mi sono mai posto il problema, nel senso che spero di non averne, spero di avere soltanto delle persone che, di volta in volta, prima guardino ciò che sto facendo e poi, in maniera ponderata, decidano se applaudirmi  o sputarmi in faccia.

E con i tuoi colleghi ?

Lo stessi di un impiegato alle poste, nel senso che, ci sono quelli con cui vado d’accordo e che frequento ed altri con cui ci convivo educatamente, ma nulla di più. Altri che sopporto un po’ meno, ma per il quieto vivere, faccio buon viso a cattiva sorte. Se qualcuno mi pesta i piedi, mi faccio sentire, ma questo anche nella vita.

Qual è Il ruolo del comico, nella società attuale?

Quello del dissacratore! Io nel mio lavoro cerco di metterci anche una denuncia sociale, perché credo ce sia bisogno.

Che tipo di aiuto, sentite di poter offrire con la vostra arte, in questo momento così difficile per il popolo italiano?

Spero nessuno, perché già siamo alle corde, se poi l’aiuto deve arrivare da un buffone… è finita!  AMICI, FRATELLI, COMPAGNI apriamo tutti assieme il gas  e facciamola finita una volta per tutte!

Botta & Risposta

Presente, passato o futuro: Il futuro è troppo lontano, per cui presente, perché vuol dire esserci, ma anche passato perché sono le nostre radici

 Il giorno più bello della tua vita: Sono due, quando sono nati i miei figli

Cosa non sopporti nella gente: Il razzismo

Una triste verità o una bella bugia? Da com’è impostata la domanda, si vuole veicolare la risposta e io mi adeguo: una bella bugia!

La persona che stimi di più: Mio padre

Non esci mai senza: I pantaloni

L’ultimo regalo ricevuto: Un riccio in plastilina dalla mia bimba

Citazione preferita: Smrt Fašizmu Sloboda Narodu ( A morte il fascismo, libertà del popolo)

E’ il motto con il quale la mia gente ha combattuto per la libertà.

Cosa ti fa più paura? L’intolleranza verso il prossimo, chiunque lui sia, da dovunque lui venga…

Libro sul comodino: Non ho un comodino, ho una consolle in stile veneziano, ed essendo in sostanza un tavolinetto a muro, mi dà la possibilità di infilarci sotto, un sacco di libri che, di volta in volta, bisogna spostare per una sana pulizia. Ora sto leggendo “ Rubare ai ricchi non è peccato” di Vincenzo Pipino, un mio concittadino, che credo sia ancora nelle patrie galere, forse l’ultimo dei ladri gentiluomini, con una cultura non indifferente e amante della sua attività, come pochi.

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