Italo Svevo
Italo Svevo (Trieste, 19 dicembre 1861 – Motta di Livenza, 13 settembre 1928)
Aron Hector Schmitz nasce a Trieste il 19 dicembre 1861, da un padre ebreo di origine tedesca e da madre italiana.
Nel 1874, viene mandato assieme ai due fratelli al collegio di Segnitz, in Baviera, dove studia il tedesco e altre materie utili per l’attività commerciale paterna.
Nel 1878 torna a Trieste e finisce il suo percorso di studi commerciali pur coltivando un profondo interesse per la cultura letteraria.
Nel 1880, con il fallimento dell’azienda paterna, inizia a lavorare presso la filiale cittadina della Banca Union di Vienna.
Vive in Austria fino al 1918 in una città di confine dove, si forma una cultura europea grazie al circolo di svariate personalità che ruotano attorno al luogo. Il nome d’arte Italo Svevo riassume La sua volontà di essere rappresentante delle due nazioni, l’italiana e l’austriaca.
Nel 1892 pubblica il suo primo romanzo” Una vita”, l’opera viene ignorata dalla critica e dal pubblico.
Intanto si sposa con la cugina Livia Veneziani : finalmente Svevo trova una sua dimensione come pater familias.
Nel 1898 pubblica il secondo romanzo,” Senilità” con scarso successo tanto da indurlo ad abbandonare la sua attività letteraria. Nel 1899 si dimette dalla Banca per entrare nell’azienda del suocero.
Nel 1907, in uno dei suoi viaggi, conosce Joyce che gli dà lezioni di inglese e con il quale stringe una feconda amicizia letteraria.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, l’azienda nella quale lavora viene chiusa dalle autorità austriache e Svevo si ritrova senza occupazione: è in questo periodo che approfondisce la conoscenza della letteratura inglese interessandosi alla psicoanalisi e traducendo “La scienza dei sogni di Sigmund Freud”.
Collabora al primo importante giornale triestino italiano, “La Nazione”, fondato dall’amico Giulio Cesari.
Nel 1919 collabora con il giornale La Nazione, e inizia a scrivere “La coscienza di Zeno”: scoppia così il “caso Svevo” in Italia e in Francia, una vivace discussione attorno allo scritto su Zeno.
Muore nel 1928 a Motta di Livenza per un incidente d’auto.
Secondo l’ideologia di Svevo la realtà è una buffa commedia nella quale domina l’imprevedibile, il caso, il bizzarro, lo stato di malattia.
Si afferma il tema dell’inetto, dello “uomo senza qualità”.
Nei suoi personaggi inetti l’insuccesso è legato al “male di vivere” ed è una rinuncia di tipo filosofico ed esistenziale; sono vinti ma senza grandezza perché la malattia della coscienza e l’inettitudine escludono la lotta.
OPERE
-Ariosto Governatore (1880)
- Il primo amore (1880)
- Le roi est mort, vive le roi! (1880)
-I due poeti (1880)
- Difetto moderno (1881)
-La storia dei miei lavori (1881)
- I tre caratteri, poi chiamato La gente superiore (1881)
-Una lotta (racconto) (1888)
- L’assassinio di via Belpoggio (1890)
-Una vita (1892)
-Diario per la fidanzata (1896, ma uscito nel 1962)
- Senilità (1898 e 1927)
- La coscienza di Zeno (1923)
-La madre (1926)
- Una burla riuscita (1926)
- Vino generoso (1926)
-La novella del buon vecchio e della bella fanciulla (1926)
- Profilo autobiografico (1929)
-Corto viaggio sentimentale (incompiuto, postumo: 1949)
- La novella del buon vecchio e della bella fanciulla (postumo: 1929 e 2008)
-Storia dello sviluppo della civiltà a Trieste nel secolo presente (saggio)






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