Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti nasce il 10 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto.
La famiglia si era trasferita in Africa per ragioni di lavoro e questo territorio imprime su di lui dei ricordi indelebili che andranno poi a riversarsi nei suoi scritti.
Alla morte del padre, viene allevato dalla madre e da una balia.
Studia presso l’Ecole Suisse Jacot, dove viene a contatto per la prima volta con la letteratura europea.
Negli anni seguenti si trasferisce in Italia con l’intenzione di andare in Francia per studiare diritto a Parigi
Frequenta i maggiori caffè letterari di Parigi e diventa amico di Apollinaire.
Intorno al 1915 crea la rivista “Lacerba” nella quale, nel 1915 pubblica le prime liriche.
Viene chiamato alle armi ed è proprio dal fronte che scrive la sua prima poesia datata 1915 alla quale segue il “Porto Sepolto”, che viene pubblicato presso una tipografia di Udine.
Al momento del suo ritorno a Roma si dedica alla stesura del bollettino informativo quotidiano collaborando contemporaneamente alle riviste La Ronda, Tribuna, Commerce.
A causa delle difficoltà economiche si trasferisce a Marino nei Castelli Romani.
Pubblica a La Spezia una nuova edizione de “L’Allegria”; include le liriche composte tra il 1919 e il 1922 e la prima parte del “Sentimento del Tempo”.
Nel 1932 gli viene assegnato a Venezia il premio del Gondoliere grazie al quale viene consacrato come scrittore: pubblica “Sentimento del Tempo” e il “Quaderno di traduzioni” che comprende testi di Gòngora, Blake, Eliot, Rilke, Esenin.
Nel 1937 rientrato in patria ed è nominato Accademico d’Italia.
Mondadori inizia la pubblicazione delle sue opere sotto il titolo generale “Vita d’un uomo”.
Nella notte tra il 31 dicembre 1969 e il giorno 1 gennaio 1970 scrive l’ultima poesia “L’impietrito e il velluto”.
Muore a Milano nella notte tra l’1 e il 2 giugno 1970.
Ungaretti è considerato il fondatore dell’ermetismo, è stato il poeta che per primo è riuscito a rinnovare formalmente la poesia italiana.
Avvicinandosi gradualmente alla tradizione classica rivela la sua ambizione personale: la sua poesia come monito e al contempo punto fermo nel naufragio universale.






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