Giovanni Verga
La formazione classica di Giovanni Verga è improntata sullo stile dei classici: Dante, Francesco Petrarca, Ariosto, Tasso, Monti, Alessandro Manzoni e le opere di Domenico Castorina, poeta e narratore di Catania.
Possiede una visione della vita pessimistica attraverso la quale rappresenta un mondo di primitivi in lotta con il destino; la sua maniera di esprimersi dando dando spazio al linguaggio dialettale riesce a raggiungere effetti di grandiosa coralità.
Giovanni Verga nasce il 2 settembre 1840 a Catania.
Nel 1845 si trasferisce con la famiglia a Vizzini dove termina di scrivere il suo primo romanzo, iniziato nel 1856 a soli quindici anni, “Amore e Patria”.
Per volere del padre si iscrive alla facoltà di legge dell’Università di Catania per poi abbandonarla nel 1861 per dedicarsi all’attività letteraria.
Nel 1860 si arruola nella Guardia Nazionale istituita dopo l’arrivo di Garibaldi a Catania, prestandovi servizio per circa quattro anni.
Fonda il settimanale politico “Roma degli Italiani“, con un programma unitario e anti-regionalistico.
Nel 1861 inizia la pubblicazione del romanzo “I carbonari della montagna” e nel 1862 esce il quarto e ultimo tomo del libro che l’autore invia ad Alexandre Dumas.
Del 1886 è la commedia, inedita, “I nuovi tartufi”.
Lentamente, all’interno dell’ambito fiorentino ove si sposta, inizia l’amicizia con Luigi Capuana, scrittore e intellettuale meridionale. Inizia a scrivere “Storia di una capinera” e il dramma “Rose caduche”.
Nel 1872 si trasferisce a Milano dove rimarrà per oltre vent’anni frequentando l’ambiente degli Scapigliati: prendono vita le sue rappresentazioni critiche del mondo aristocratico-borghese (Eva, 1873; Tigre Reale, 1873; Eros, 1875).
In seguito alla scoperta del naturalismo francese Giovanni Verga matura la sua svolta decisiva verso il verismo che sarà segnato dai racconti e dai romanzi di ambiente siciliano: nel 1880 Vita nei campi, l’anno seguente I Malavoglia, le Novelle rusticane del 1883 ed infine il Mastro don Gesualdo datato 1889.
Nel 1884 c’è l’esordio teatrale con “Cavalleria rusticana”.
Parallelamente alla produzione narrativa si accompagna quella teatrale dai toni fortemente drammatici: nel 1884 la Cavalleria rusticana, e La lupa; nel 1885 In portineria e nel 1903 Dal tuo al mio.
Muore a Catania il 27 gennaio 1922.






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