Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli: « Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro Giosuè Carducci, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l’oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l’uno e l’altra [...] »
( Il fanciullino)
Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855.
Inizia gli studi prima a Firenze, poi a Bologna dove consegue la laurea in Lettere nel 1882.
Inizia a lavorare come professore insegnando greco e latino.
In questo periodo pubblica le prime raccolte di poesie: “L’ultima passeggiata” (1886) e “Myricae” (1891).
Nel 1892 vince la prima medaglia d’oro al concorso di poesia latina di Amsterdam.
Dopo un breve soggiorno a Roma si trasferisce a Castelvecchio di Barga con la sorella Mariu’ che sarà la sua vera compagna di vita e con la quale condividerà tutta la sua carriera.
In questi anni pubblica tre saggi danteschi e varie antologie scolastiche.
Nel 1897 pubblica i “Poemetti” e nel 1903 i “Canti di Castelvecchio” , dello stesso anno sono i “Miei pensieri di varia umanità.
Uno dei tratti salienti per i quali Pascoli è passato alla storia della letteratura è la cosiddetta poetica del fanciullino: la poesia è tale solo quando riesce a parlare con la voce del fanciullo ed è vista come la perenne capacità di stupirsi tipica del mondo infantile. È una realtà ontologica.
Ottiene a Bologna la prestigiosa cattedra di Letteratura italiana succedendo al grande Giosuè Carducci.
Nel 1907 pubblica “Odi ed inni”, a cui seguono “Canzoni di re Enzo” e i “Poemi italici” (1908-1911).
La sua poesia fatta di endecasillabi, sonetti e terzine coordinati con grande semplicità ha una forma classica.
Con i suoi scritti poetici tratta il piacere per le piccole cose che tratta con quella sensibilità tipica infantile che tutti noi abbiamo nascosta nel nostro profondo ma che con l’età adulta va perdendosi: Pascoli riesce a trattare con sensibilità questo lato umano.
Il suo animo malinconico nel suo profondo cela una fratellanza profonda: di fronte al dolore e al male che dominano sulla Terra, recupera il valore etico della sofferenza, che riscatta gli umili e gli infelici, capaci di perdonare i propri persecutori.
Muore a Bologna il 6 aprile 1912.






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