Giosuè Carducci
“L’ora presente è in vano, non fa che percuotere e fugge”. Giosuè Carducci
(Valdicastello, 27 luglio 1835 – Bologna, 16 febbraio 1907)
Giosuè Carducci nasce a Valdicastello nel 1835.
Trascorre la sua infanzia in Maremma, e al momento degli studi decide di iscriversi alla Normale di Pisa dove consegue la laurea in lettere nel 1856 all’età di vent’anni.
Nel 1857 avviene il suo esordio poetico con il suo primo volume di Rime improntato al ritorno del classicismo.
Nel 1860 gli viene assegnata la cattedra di letteratura italiana all’ Università di Bologna ( ruolo che ricopre fino al 1904). Nel 1871 conosce Carolina Cristofori Piva, che lui ribattezza Lidia e che diviene la sua Musa ispiratrice.
I suoi studi sono dedicati dello studio dei classici e della sperimentazione dall’interno del classicismo unitamente al suo interesse politico verso la sinistra estrema Mazziniana. Nel 1871 pubblica il suo secondo libro di Poesie riscuotendo un successo enorme.
La sua posizione politica, al contempo, è rivolta verso posizioni decisamente conservatrici e monarchiche.
Nel 1877 è il turno della nuova opera:” Odi barbare”, un libro di poesia civile nel quale determinati momenti storici vengono proposti come modelli etici da ritrovare nella nuova Italia che si sta formando.
L’anno seguente con l’ode Alla regina d’Italia, diventa il poeta ufficiale di casa Savoia. Nello stesso anno pubblica Giambi ed epodi, ancora poesia di impegno civile, ma questa volta più di stampo satirico e polemico.
Nel 1887 compare un relativo cambiamento nella sua scrittura:” Rime Nuove” è il simbolo di una nuova poetica più riflessiva, che produce buona parte dei classici che ritroveremo nelle antologie scolastiche del secolo successivo: Pianto antico, Il bove, Idillio Maremmano, San Martino.
Nel 1890 esce l’ultima raccolta, “Rime e ritmi”, e nello stesso anno viene nominato senatore del regno: è la definitiva consacrazione a poeta ufficiale dell’Italia Umbertina.
Il riconoscimento più grande gli arriva nel 1906, col premio Nobel, un anno prima della sua morte a Bologna.







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