Giorgio Gaber
Giorgio Gaberscik nasce a Milano il 25 gennaio 1939.
Un brutto infortunio al braccio sinistro all’età di otto anni impone a Giorgio Gaber una rieducazione motoria costante tanto da imparare a suonare la chitarra dal fratello maggiore .Dopo aver conseguito il diploma in ragioneria frequenta la facoltà di Economia e Commercio alla Bocconi.
La sua carriera inizia nel gruppo di Ghigo Agosti «Ghigo e gli arrabbiati» esordendo al festival jazz del 1954. Dopo due anni di serate entra nei Rock Boys, il gruppo di Adriano Celentano, con al pianoforte Enzo Jannacci.
Nel 1957 il gruppo compare in televisione nella trasmissione abbinata alla Lotteria Italia Voci e volti della fortuna.
In questi anni Giorgio Gaber fa la conoscenza di Luigi Tenco col quale forma il suo primo gruppo:” I Rocky Mountains Old Times Stompers” .
Tra il 1957 e il 1958 Giorgio Gaber, Tenco, Jannacci, Tomelleri e Reverberi partecipano ad una tournée di Adriano Celentano in Germania. Sono degli anni successivi le indimenticabili “Non arrossire”, “Le nostre serate”, “Le strade di notte”, “Il Riccardo”, “Trani a gogò”, “La ballata del Cerruti”, “Torpedo blu”, “Barbera e champagne”.
Nel 1965 sposa Ombretta Colli.
Partecipa a quattro edizioni del Festival di Sanremo : nel 1961 con “Benzina e cerini”, nel 1964 con “Così felice”, nel 1966 con “Mai mai mai Valentina” ed infine, nel 1967 con “E allora dai”.
E’ il momento della grande svolta: il Piccolo Teatro di Milano gli offre la possibilità di allestire un recital, “Il signor G“, il primo di una lunga serie di spettacoli musicali portati in teatro che alterna canzoni a monologhi trasportando lo spettatore in una atmosfera che sa di sociale, politica, amore, sofferenza e speranza, il tutto condito con un pizzico di ironia, tipica del suo stile.
Nel 2001 Giorgio Gaber torna ad incidere con l’album “La mia generazione ha perso” che include il singolo “Destra-Sinistra”: un vero cult il cui tema centrale è lo stile di vita dei due pensieri politici opposti.
Si spegne dopo una lunga malattia il 1 gennaio del 2003.
Il 24 gennaio dello stesso anno esce “Io non mi sento italiano”: il suo testamento capolavoro.







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