Francesca Rettondini, “Il Mio Dramma Sulla Costa Concordia”
Francesca Rettondini, attrice e conduttrice televisiva, ha vissuto in prima persona durante una crociera last minute, la tragedia della Costa Concordia. In quest’intervista ci racconta le emozioni vissute in quei momenti e la rabbia nei confronti di chi ha permesso che un dramma simile potesse accedere. 
Sei reduce da un’esperienza che mai nessuno avrebbe voluto provare… Con che spirito ne sei venuta fuori?
C’è un alternanza di emozioni improvvise alle quali uno non è preparato. A volte, la mattina mi capita di alzarmi piangendo o di trascorrere intere notti insonni. Alle volte, mi sento delle presenze che mi passano accanto, ma in realtà mi hanno detto che si tratta di un post trauma, che lentamente passerà. In quel momento, sono rimasta un po’ inebetita, perché non riuscivo a capire l’entità del danno, il senso della drammaticità del momento, di cosa mi stesse accadendo. Il subconscio me lo ha detto dopo, provocandomi questi attacchi d’ansia improvvisi e diversi.
Qual è stato il tuo primo pensiero in quel momento?
Quando c’è stato l’incidente sono rimasta incredula di fronte a ciò che mi stava accadendo. C’era la paura, le gambe e la voce mi tremavano, ma d’altro canto c’era l’adrenalina, lo spirito di sopravvivenza, che è in ognuno di noi. Io sono rimasta bloccata, la paura mi ha paralizzata, mi guardavo intorno, ma non sapevo cosa mi stesse succedendo. Altri invece, più lucidi di me, hanno cominciato a correre. Non sono stata una delle prime a correre via, ma sono stata trascinata dal mio fidanzato con forza.
Hai subito compreso che si trattava di un’emergenza?
Si, certo che l’ho capito, mi volavano le persone davanti. Il mare era calmo, c’era la luna ed una visibilità totale, quindi non c’era motivo di pensare a qualche problema riguardante fenomeni meteorologici. Quindi, quando c’è stata l’inclinazione della nave, abbiamo capito subito che c’era qualcosa che non andava, poiché non c’era vento che potesse giustificare tale inclinazione.
In una testimonianza telefonica, hai affermato che il comandante Schettino era con te sulla scialuppa di salvataggio. Quali scuse ha addotto per giustificarsi ai vostri occhi?
No, in verità ho smentito subito dopo quella dichiarazione.
Cosa pensi del comportamento del comandante Schettino?
Quello che pensano tutti. Ti dirò che ovviamente, ci sono tante cose che non sono ancora venute alla luce, non abbiamo ancora un’idea esatta dell’accaduto, ma secondo me, il peggio deve ancora venire a galla. C’è stata, da parte del comandante, omissione in tutto, omissione di soccorso, di responsabilità, di morale. E’ una grande presa in giro e a me proprio non va giù, e credo neanche a tutti coloro che come me, si trovavano su quella nave. Ma c’è un Dio sopra di noi, che è grande e vedrai che prima o poi la verità verrà fuori.
Circa dieci anni fa, hai lavorato nel film “ Nave fantasma”. Hai potuto comprendere in quei momenti, la differenza tra il set e la vita vera…
Certamente. Avrei preferito fosse stato un altro film questo. Vedere e vivere il film da dentro, fa tutta un’altra impressione. Per quanto io ami i film di alta tensione, questa non è stata una bella esperienza…avrei preferito stare in poltrona.
Nelle situazioni di panico, come quella in cui ti sei trovata, ognuno di noi mette alla prova se stesso. Tu pensi di aver superato la prova? E cosa ti ha dato la forza di affrontare il pericolo?
Penso di sì. Sono un po’ incosciente, ho sempre vissuto le cose come sono venute. Sono una persona che si distacca dagli eventi, persino dal male su se stessa, ma non sono una persona distaccata quando si tratta del male sugli altri. Sto molto più male per quelle persone che parlano della vicenda e che hanno perso i propri familiari. Il povero signore di 85 anni che non ha avuto la forza di scappare e che è rimasto al punto di raccolta, in attesa dei soccorsi. Immagino la paura, il terrore che avrà provato nel rimanere lì ad attendere. Mi sarei strappata il cuore, quando ho visto la ragazzina che ha perso la madre, il dolore lo vivo di più attraverso i loro occhi. E pensare che noi dovevamo essere a Palma di Maiorca a lavorare, a divertirci, a stare tutti insieme e il pensiero che invece sono morte delle persone e che sono stati spesi tanti soldi, mi fa veramente arrabbiare.
Che tipo di rapporto hai con la religione? E quanto ti ha aiutato in quei momenti?
Sono devota a Padre Pio, lo sanno tutti, ho un discorso aperto con lui da qualche anno. Padre Pio l’ho incontrato per caso, ormai lo vedo come un essere grande e importante. Sono andata a trovarlo diverse volte quando l’hanno riesumato. Per me, è stata una presenza fondamentale soprattutto nella tragedia di Alberto e ti dico che, secondo me, lo ha aiutato molto a superare la sua malattia. Non lo dico io, ma lo dicono i medici, rimasti anche loro sorpresi dalla ripresa di Alberto, indipendentemente dal suo destino. Non sono mai stata praticante. Vado in chiesa, quando sento l’esigenza di andare o quando devo ringraziare, come in questo momento. Ma alle volte, mi capita anche di pregare in casa.
Hai affermato di voler raccontare la tua esperienza a tutti coloro che te lo chiederanno. E’ un modo per esorcizzare le paure affrontate?
Parlarne mi hanno detto che fa bene, al contrario, non fa bene tenere le cose dentro. E’ importante che la vicenda, venga esposta dal nostro punto di vista, perché ora c’è il classico processo mediatico al comandante e si rischia di dimenticare che c’erano anche dei passeggeri su quella nave. La cosa più grave, non sarà tanto il disastro ecologico o ambientale, quanto il trauma che le persone si porteranno dentro a vita. Io pensavo di aver visto tutto nella vita, dopo l’esperienza di Alberto, per me molto angosciante. Ma questa è stata veramente un’esperienza forte. Credo che Dio ci metta alla prova, con delle esperienze importanti, facendoci capire il senso della vita, l’importanza di essere al mondo, di avere dei valori, di aiutare gli altri. Attraverso questi momenti, è come se vivessi sette vite in più. Oggi devo dire “grazie” perché sono viva.
Chi è stata la prima persona che hai chiamato appena giunta sulla terraferma?
Mia sorella, appena sono scesa ci siamo sentite e le ho raccontato della nave, dicendole che se avesse visto qualcosa in tv, non avrebbe dovuto preoccuparsi, perché era tutto a posto. Non volevo allarmare mia madre, quindi ho chiamato lei. Comunque ieri, ho sentito il medico di bordo che diceva che le radio non funzionavano. E questa è una grande cazzata, perché i soccorritori comunicavano via radio e anche i cellulari funzionavano benissimo, poiché io stessa ho chiamato. Quindi il blackout non c’era. Ora, ognuno dice la propria cazzata e ne stanno venendo fuori parecchie. Ieri sera, guardando “Porta a porta” mi sono messa ad urlare. Ho bisogno di dire la mia testimonianza, perché ci tengo a dire come stanno le cose, senza inventarmi nulla. Al momento del disastro, non c’era il comandante, non c’erano gli ufficiali, non c’era neanche il medico di bordo. Eravamo nelle mani di Dio e questo mi fa arrabbiare. Nessuno dice la verità, perché quando c’e tanta gente di mezzo, ci sono troppi interessi da tutelare.
Nei momenti di pericolo, c’era solidarietà tra i passeggeri o ti sei trovata di fronte a scene in cui è prevalso l’istinto di sopravvivenza?
C’è stata molta solidarietà, ho visto gente di tutte le nazionalità che non comunicava a parole, ma a gesti e questa è stata una cosa bellissima. Nella concitazione del momento, c’è chi è stato tirato per capelli, c’è chi è stato strattonato, sono cose che in quei momenti è normale che accadano. Anche io mi sono sentita pestare i piedi, anche perchè ero scalza. Quest’esperienza ha rafforzato ancora di più, il mio credere nella gente, nel popolo.
In un’Italia che si divide tra chi ritiene colpevole il comandante Schettino e chi, al contrario, lo ritiene innocente, tu da che parte ti schieri?
Stanno provando a farci credere che sia innocente. Ma in realtà l’abbiamo capito tutti che lui ha aspettato tanto a dare l’allarme perché cercava un escamotage, per poter poi dire che era stato efficiente nel gestire la situazione. Quindi, lui cercava di farci credere che la nave aveva cambiato rotta a causa di un guasto tecnico, ma c’è la scatola nera che parla. E anche se fosse stato vero, comunque non avrebbe dovuto assolutamente abbandonare la nave. La verità l’ha detta lui stesso, con le sue telefonate e con tutto quello che abbiamo visto.
Che mezzo sceglierai per il prossimo viaggio?
L’aereo, sicuramente più pratico e più veloce. Con le navi per ora ho chiuso. Nonostante tutto, penso che riprovare a salire su di una nave, sarebbe l’unico modo per superare questo trauma, anche se il solo pensiero mi crea il voltastomaco.







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