David Foster Wallace – Un Talento della Letteratura

«Due giovani pesci nuotano insieme. Incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta. “Buongiorno ragazzi, com’è oggi l’acqua?”, fa il vecchio. I due continuano a nuotare per un po’, perplessi. Poi uno dei due dice: “E che diavolo è l’acqua?”».
Questa era la sua visione del mondo: gli uomini sono troppo presi da se stessi per rendersi conto di ciò che gli accade intorno.
A metà della sua brillante carriera universitaria, il giovane David Foster Wallace, un perfetto nerd appassionato di filosofia, matematica e logica, ha quella che lui stesso definisce “una crisi di mezz’età a vent’anni”.
Tornando a casa gli capita in mano The Balloon, un racconto di Donald Barthelme, ne rimane cos’ folgorato da cominciare a scrivere.
La sua prima opera pubblicata è The Broom of the System che riceve dalla critica un’accoglienza entusiastica.
Seguono un originale saggio sul rap scritto a quattro mani con Mark Costello, un ex compagno di college, Signifying Rappers e la raccolta di racconti Girl with Curious hair.
Il successo è immediato.
Wallace riceve una serie di premi prestigiosi e si assicura un seguito fedelissimo di lettori .
Il suo capolavoro è Infinite Jest del 1996 ambientato in un poco fantascientifico prossimo futuro in cui tragicomici progressi della tecnologia e sviluppi politici surreali non mutano la complessità dolorosa dei sentimenti: da questo momento si spalancano per lui le porte del Gotha della narrativa americana degli ultimi decenni.
È stato forse il più grande scrittore della sua) generazione, il più filosofico.
Emergeva dai suoi scritti una forma di realismo unita alla concretezza politica.
Si è immedesimato in psicologie, linguaggi, punti di vista, i più eccentrici e stravaganti. Ci ha fatto viaggiare, coi suoi falsi reportage, ci ha fatto partecipare alle fiere di periferia , ha trasformato in racconto la filosofia di Wittgenstein .
La capacità di argomentare anche nel mezzo di una narrazione era il suo forte. Tutto poteva trasformarsi all’improvviso in saggio filosofico e anche i racconti apparentemente più leggeri sono pieni di note e geniali digressioni. Non amava essere una star, ma aveva finito per diventare uno scrittore di culto. Forse perché, in fondo, in ogni suo discorso, c’era sempre un’indicazione chiara su come stare al mondo: scrollarsi di dosso i falsi miti, le banalità, le ipocrisie, le false modestie
Nel suo ultimo discorso egli spiega brevemente il suo pensiero: «Ma per favore, non liquidate questo discorso come il sermone del solito professorone che agita il dito. Niente di ciò che ho detto ha a che vedere con la morale, la religione o i dogmi, o coi dilemmi sulla vita dopo la morte. La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda la possibilità di riuscire ad arrivare ai trenta, o ai cinquant’anni, senza che vi venga voglia di spararvi un colpo alla testa. Riguarda la semplice consapevolezza di quello che è così vero ed essenziale, così nascosto in bella vista attorno a tutti noi, che dobbiamo continuare a ripeterci costantemente: “Questa è l’acqua, questa è l’acqua.”».







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