Daniele Caluri, Fumettista Per Passione
Il fumettista Daniele Caluri, diplomatosi all’Accademia delle Belle Arti, ha da sempre coltivato la sua passione per il disegno, lavorando per Bonelli e per il Vernacoliere, oggi insegna disegno e storia dell’arte presso un liceo scientifico della città di Livorno. Conosciuto per il personaggio di Don Zauker, ha realizzato numerosi fumetti, traendo soddisfazione da ogni sua creazione.
Cosa vuol dire per te disegnare?
Disegnare è conoscere. Nel mio caso specifico, disegnare vuol dire parlare agli altri nella forma espressiva che conosco meglio e, allo stesso tempo, rappresenta una straordinaria ricerca, infinita e inesauribile. Sta qui il fascino del disegno: finché si è vivi non si smette di percorrerne il sentiero, per trovare nuove soluzioni tecniche ed espressive, contando solo su punti, linee, forme e colori. So che un disegno sorprende chi non è capace di realizzarne uno, ma ti posso assicurare che talvolta sorprende anche l’autore e spesso, in corso d’opera. E quella è una sensazione bellissima.
Hai ereditato da qualcuno questa passione?
Se intendi che qualcuno mi abbia affascinato in tenera età e guidato alla scoperta dei suoi segreti, così da farmi decidere di studiarlo, la risposta è no. Se intendi invece un’eredità genetica, probabilmente mio nonno paterno, che dipingeva per diletto, ma che ho conosciuto quand’era molto malato e più o meno impossibilitato a disegnare.
Quale è stato il percorso che ti ha portato al Vernacoliere?
E’ stato per gioco: in prima liceo, a 14 anni, alcune materie erano veramente pallose, se non insopportabili. La mia via di fuga era il disegno: sembrava che prendessi alacremente appunti e in realtà, disegnavo vignette che mi scambiavo con un mio compagno, seduto alle mie spalle. Lo scopo era per ognuno far ridere l’altro, in modo da far incazzare l’insegnante e farlo buttare fuori dalla classe con infamia. Una volta ci riuscii in modo clamoroso e decisi di imbucare la vignetta nella cassetta della posta del Vernacoliere. Il mese dopo era pubblicata; ricordo il mio stupore e la contentezza. Naturalmente, ci presi gusto e inondai quella cassetta a ritmi settimanali, una o due vignette, mese dopo mese, mi venivano sempre pubblicate. Nell’88 mi presentai in redazione e da quel giorno sono diventato un collaboratore fisso, sostituendo gradualmente le vignette con le strisce e le strisce con le tavole a fumetti.
Oggi so poco di biologia o di fisica e un po’ me ne rammarico. Ma se penso che in cambio ho ottenuto di vivere con ciò che ho sempre sognato, il rammarico scompare in un baleno.
Ricordi quando è stata la prima volta che hai preso una matita in mano con la consapevolezza di voler disegnare?
Credo a tre anni, quando mi trovarono dietro una tenda a disegnare mostri con le matite a cera sulla parete del salotto, per la gioia di babbo e mamma. E subito dopo, quando all’asilo ci chiedevano se preferivamo disegnare o ascoltare una fiaba, per me cosa terrificante. Non ho mai avuto dubbi.
Che emozione provi nel realizzare i tuoi personaggi?
Fa parte di quelle sensazioni di cui ti parlavo poco sopra. E’ eccitante. La fase iniziale prevede la traduzione di un’idea, spesso poco chiara, in segni. Hai bisogno, per esempio, di un personaggio sfuggente, ambiguo, mellifluo e attingi alla memoria del vissuto, del visto, del letto per assemblare tratti somatici, corporature, pettinature, portamento, gestualità, in modo da trovare quelli più adatti. E’ sorprendente come piccolissime variazioni, possano dare origine a personaggi diversi: il forte e deciso, il miserabile, la fascinosa, l’ingenuo, lo stronzo, la dolce, e via all’infinito. Studiata la prima fase, i personaggi agiscono, parlano e si interrelazionano e, un secondo tipo di eccitazione, si ha nel vederli prendere vita. A un certo punto consolidate le proprie caratteristiche, acquisiscono indipendenza e vanno per conto loro.
Progetti in cantiere?
Per Bonelli, sto realizzando un thriller su sceneggiatura di Paola Barbato; lo trovo molto interessante dal mio punto di vista, perché mi permette di giocare con atmosfere, luci e ombre che aggiungono ulteriori significati alla storia. Ma la novità più grossa è Nirvana, una miniserie che io e Emiliano Pagani (alla sceneggiatura) pubblichiamo per Panini Comics. E’ la storia di un delinquente da poco, che un giorno si è trovato a pestare i piedi a un pesce troppo grosso; questi gli ha scagliato due sicari per farlo fuori e lui ha accettato di partecipare al Programma Protezione Testimoni della polizia, per sopravvivere indenne fino al processo. Ma visto che è un imbecille, ogni identità che il PPT gli crea lui la manda a monte e, ogni volta, devono inventarsi per lui un nuovo mestiere, un nuova identità, in pratica una nuova vita (da qui, il titolo, Nirvana, come nel ciclo delle reincarnazioni buddista). Il primo numero è in edicola dal 3 novembre. Poi, sempre con Pagani, abbiamo iniziato a collaborare al Male, su invito di Vauro. Volevamo attaccare a testa bassa il contesto che ci circonda, il comportamento e il linguaggio politicamente corretti, una facciata ipocrita che da anni sta contribuendo a devastare la nostra società. Ci serviva un ariete di sfondamento che abbattesse questo insopportabile muro di buonismo a tutti i costi. E quindi abbiamo creato Mircone, un enorme ritardato, dolce e molto tenero che però, senza rendersene conto, fa cose non proprio elegantissime. Sorvolo non tanto per l’eleganza di cui sono privo, quanto per invogliarvi a controllare di persona.
Infine, torneremo sicuramente con un terzo albo del personaggio a cui dobbiamo di più: Don Zauker. Non sappiamo ancora quando, per mancanza di tempo, ma il prima possibile.
Chi ti ha spinto ad intraprendere la strada del fumetto?
Jordi Bernet, Alfonso Font, Juan Gimenez, Moebius, François Boucq, Sergio Toppi, Domingo Mandrafina, Jorge Zaffino, Alberto Breccia, Enki Bilal. Anche se non li ho mai conosciuti di persona.
Chi ha creduto sempre in te e nelle tue capacità?
I miei genitori di sicuro, anche se all’inizio avevano paura che m’infilassi in un cul-de-sac. E dal loro punto di vista avevano ragione: avrebbero desiderato un figlio laureato – che so, un medico, un avvocato, un ingegnere – e si sono trovati un fumettista. Meglio che un’Olgettino, sicuramente, ma quello del fumettista è un mestiere strano e rischioso, come il musicista o l’attore, nel senso che non è facile riuscire a viverci. La loro paura è stata comprensibile, ma ora sono molto contenti.
E poi Alfredo Castelli, l’inventore di Martin Mystère, che ha creduto nelle mie capacità anche quando ero ancora decisamente acerbo, ma mi ha comunque incluso nella sua squadra alla Bonelli, dandomi così l’occasione di iniziare la professione che ho sempre testardamente desiderato.
Quante e quali soddisfazioni ricavi dal tuo lavoro?
Domanda difficilissima. Il mio lavoro coincide con la mia passione, quindi anche quando non sono seduto al tavolo da disegno, la testa spesso è lì. Quando non si trasforma addirittura in una matita. Mi capita spessissimo, di fissarmi su un paesaggio, uno scorcio, un animale, una persona (con pericolo evidente di colossali figure di merda) e ridisegnarle mentalmente, memorizzando così alcuni tratti salienti che possono tornarmi utili in seguito. Ora, detta così sembro un alienato: ho ovviamente una vita sociale, una vita di coppia, amici e (poco) tempo libero e tutto ciò, è estremamente gratificante quanto lo è disegnare fumetti. Diciamo 50 e 50?
Come si diventa fumettisti?
Facendosi un mazzo enorme. Per diventare fumettisti bisogna avere grande costanza e tenacia per poter superare gli insuccessi, i fallimenti o i rifiuti. Ma non basta. Al lavoro su di sé, alla ricerca di uno stile, al perfezionamento delle tecniche e allo studio del racconto per vignette, poi, va abbinata la capacità di proporre i propri lavori alla gente giusta e riuscire a pubblicare qualcosa. Da lì, costruire mattoncino dopo mattoncino.
Ma non basta neanche così. Raccontare per immagini vuol dire non spegnere mai l’indagine sulla propria sensibilità. Non so, sarà che non ho mai avuto un referente al cui uscio andare a bussare un giorno sì e l’altro pure, quindi il mio percorso è stato abbastanza improvvisato, inventato tappa dopo tappa.
Se non avessi fatto il fumettista, cosa avresti fatto?
Lo scontento.
Quali sono i tuoi passatempi preferiti?
Guarda, sono un ingordo di vita spaventoso e questa parola l’ho sempre considerata una trappola. Quando ho un po’ di tempo a disposizione, più che “passarlo” mi piace “impiegarlo”, in attività che mi lascino qualcosa: il cinema, la lettura di libri e fumetti, viaggiare, il mare. E anche disegnare, nel caso non si fosse capito.
Raccontaci una tua giornata tipo.
Quando non devo andare a scuola (insegno disegno e storia dell’arte al liceo scientifico), mi alzo verso le 9, sconvolto e cerco di capire chi e dove sono. Faccio colazione e poi mi trascino al computer per leggere le notizie del giorno, controllare la posta, etc… E’ un lasso di tempo che mi permette di tornare nel mondo dei vivi e, a seconda delle notizie, più o meno incazzati. Poi mi metto al tavolo da disegno, stacco per pranzare e ci ritorno fino a cena, intervallato da telefonate, dai gatti che zompano sulle tavole o pretendono coccole/cibo/cambio lettiera/gioco. Io e la mia compagna abbiamo eliminato la tv, quindi dopo cena usciamo per andare da amici o al cinema, oppure restiamo in casa per guardare qualche film col proiettore.
Tra i personaggi creati da te, a quale sei più affezionato e perché?
E’ difficile. Fava di lesso è stato il mio primo personaggio e quello che mi ha fatto conoscere al pubblico dei lettori (compreso Alfredo Castelli). Luana e Maicol hanno accresciuto questa notorietà e mi hanno fatto divertire come un pazzo; è stato come vivere in un cartone animato di Tex Avery. Don Zauker è stato ed è tuttora, un caso editoriale, quello che mi ha portato alla maturità e che ha fornito l’aggancio per una miniserie tutta mia (e di Emiliano Pagani) con la grande distribuzione. Con Don Zauker abbiamo sempre avuto la netta percezione che stessimo maneggiando una bomba, che stessimo facendo una cosa dirompente, unica, fuori dagli schemi; ma come faccio a privilegiare un anello solo di una catena?
Come ti vedi tra 10 anni?
Non molto cambiato, se non esteriormente.
Botta & Risposta
La tua playlist: Te la sei cercata. E’ sterminata e spazia dal pop contemporaneo al rock progressive, alla canzone d’autore alla musica classica: Elio e le Storie Tese, Franz Zappa, King Crimson, Robert Wyatt, i Genesis di Peter Gabriel, Gentle Giant, Soft Machine, Jethro Tull, Cake, Radiohead, Piero Ciampi, P.J. Harvey, Area, Banco del Mutuo Soccorso, Caparezza, Yes, De André, Battiato, The Who, Tortoise, Nucleus, Magma, Led Zeppelin, Pink Floyd, Max Gazzè, Mike Oldfield, Pat Metheny, Yezda Urfa e un bel po’ di colonne sonore. Evito di citarti ogni singolo pezzo perché ci si fa notte.
Ma anche il Concerto il re magg. per violino e orchestra di Čajkovskij, La Sagra della Primavera di Stravinsky, Rapsodia Ungherese n.2 di Liszt, Requiem di Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Rachmaninoff, Quadri a un’esposizione di Mussorgsky, Pavane di Fauré, Quintetto d’archi in do magg D 956 di Schubert, Tannhäuser di Wagner, la Sesta, la Settima e la Nona di Beethoven, la Quarta di Brahms. E poi Bach.
Ma ne mancano molti, moltissimi.
Se fossi un supereroe saresti: King Mob
La collezione: No, non m’interessano
Profumo di un viaggio: Il mare di Porto Badisco, i Printen di Aachen, l’aria di Praga
Ieri, oggi o domani: Domani, senz’ombra di dubbio
Fumetto preferito: Torpedo, di Abuli & Bernet. Più un altro centinaio
Il primo pensiero al mattino: “Presto, devo fare la pipì”
Una bella bugia o una triste verità? Credo che la verità in assoluto non esista, credo sia la chimera per eccellenza. Diciamo la miglior bugia possibile?
Cosa c’è sotto il tuo letto? Ho controllato e, oltre ad una scatola con le t-shirt da indossare in casa (cioè con buchi, macchie, scuciture), un paio di ciabatte, una biro e un segnalibro di Matisse, c’è anche la vomitata di uno dei due gatti. Vado a pulire.
Cosa non deve mancare sul comodino: l’abat-jour, un libro, un fumetto, un pacchetto di fazzoletti di carta, una penna, un blocchetto. Le idee migliori vengono mentre ti stai addormentando.






Cosa ne Pensi ? Scrivi la Tua Opinione!