Albert Einstein – Società e Personalità
Ho letto questo discorso di Albert Einstein, tramite la raccolta del Corriere della Sera, I Classici del Pensiero Libero, “Albert Einstein – Il Mondo Come Io lo Vedo”.
E’ Impressionante notare come un discorso di tanti anni fa sia ancora così attuale che sembra che parli del momento che stiamo attraversando.

Se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri è collegata all’esistenza di altri esseri umani.
Notiamo che la nostra natura somiglia in tutto a quella degli animali sociali. Mangiamo cibo che altri hanno coltivato, vestiamo abiti fatti da altri, viviamo in case costruite da altri. La più grande parte del nostro sapere e delle nostre convinzioni ci è stata comunicata da altra gente, per mezzo di un linguaggio creato da altri. Senza il linguaggio le nostre capacità sarebbero affatto misere, comparate a quelle degli animali superiori; siamo obbligati perciò ad ammettere che dobbiamo il nostro principale vantaggio sulle bestie al fatto che viviamo in una società umana. L’individuo, se lasciato solo dalla nascita, resterebbe primitivo e bestiale, nei pensieri e nei sentimenti, in una misura che possiamo a stento concepire. L’individuo è quello che è, e il suo significato non gli viene tanto in virtù della sua individualità, ma piuttosto in quanto membro di una grande società umana, che indirizza la sua esistenza materiale e spirituale, dalla culla fino alla tomba.
Il valore di un uomo per la comunità dipende principalmente dal modo con cui i suoi sentimenti, pensieri e azioni sono diretti a promuovere il bene dei suoi simili.
Lo consideriamo buono o cattivo secondo questo metro. All’apparenza sembra come se la nostra stima di un uomo dipenda interamente dalle sue qualità sociali. Eppure un simile atteggiamento sarebbe sbagliato. E’ chiaro che che tutte le cose di valore, materiali, spirituali e morali, che noi riceviamo dalla società, possono essere ricondotte all’origine attraverso innumerevoli generazioni di determinati individui creativi. L’uso del fuoco, la coltivazione delle piante commestibili, la macchina a vapore, ogni cosa fu scoperta da un singolo uomo.
Solo l’individuo può pensare, e quindi creare nuovi valori per la società-anzi, anche stabilire nuovi modelli morali a cui si conforma la vita della comunità. Senza personalità creative, che pensano e giudicano indipendentemente, il progresso della società è impensabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza il terreno fertile della comunità.
Perciò la salute della società dipende tanto dall’indipendenza degli individui che la compongono, quanto dalla loro stretta coesione politica. [...]Consideriamo adesso l’epoca in cui viviamo. Come sta la società, come sta l’individuo? La popolazione delle nazioni civilizzate è estremamente densa rispetto al passato.Oggi l’Europa conta circa il triplo degli abitanti rispetto cento anni fa. ma il numero di grandi uomini è calato in maniera sproporzionata.
Solo pochi individui sono noti alle masse come personalità, per i loro risultati creativi. In una certa misura l’organizzazione ha preso il posto del grande uomo, specialmente nel campo tecnico, ma anche in modo tangibile in quello scientifico. La mancanza di figure eccezionali colpisce particolarmente nel dominio dell’arte. Pittura e musica sono definitivamente degenerate e hanno ampiamente perso il fascino popolare. In politica, non solo mancano i capi, ma l’indipendenza dello spirito e il senso della giustizia dei cittadini sono in larga misura in declino.
Il regime democratico e parlamentare, che si basa su questa indipendenza, è stato scosso in molti luoghi, sono sorte dittature e vengono tollerate perché l’umano senso della dignità e dei diritti dell’individuo non è più abbastanza forte. Nel giro di due settimane masse, come greggi, possono essere portate dai giornali a uno stato di furia eccitata tale che gli uomini sono pronti a indossare l’uniforme, a uccidere e farsi uccidere, in nome delle mire inutili di pochi gruppi interessati. [...] una divisione del lavoro, pianificata, diventa sempre più una necessità impellente e tale divisione porterà alla sicurezza materiale dell’individuo. la sicurezza, il tempo libero e l’energia che l’individuo avrà a sua disposizione potranno servire al suo ulteriore sviluppo. In questo modo la comunità potrebbe recuperare la sua salute e noi volgiamo sperare che futuri storici spiegheranno i sintomi di malattia della presente società come indisposizione infantile di un’aspirante umanità, dovuta totalmente all’eccessiva velocità con cui la civilizzazione sta avanzando.






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